News Sociale – “Presentato a palazzo Ferro Fini il viaggio in Etiopia del Cuamm- Medici con l’Africa”

Sociale – “Presentato a palazzo Ferro Fini il viaggio in Etiopia del Cuamm- Medici con l’Africa”

(Arv) Venezia, 20 mar. 2019 – E’ stato presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, il viaggio che il Cuamm – Medici con l’Africa – ha fatto in Etiopia dal 17 al 21 febbraio, che ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, del Vicepresidente Bruno Pigozzo, e dei consiglieri regionali Stefano Fracasso e Manuel Brusco.   Il Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, ha portato i saluti istituzionali e ha ricordato come “la collaborazione tra Regione Veneto e Cuamm è ormai di lunga data, dato che quando ricoprivo la carica di Assessore con delega alla cooperazione internazionale, nel 2013, abbiamo lavorato assieme in Tanzania e inaugurato, a Iringa, nel centro del Paese, un ospedale, frutto della collaborazione tra Regione Veneto, Cuamm, CEI e Ulss di Vicenza. La nostra missione istituzionale in Etiopia, uno dei Paesi con la più elevata crescita demografica, con una aspettativa di vita che si aggira in media sui 48 anni solamente, è servita soprattutto per conoscere come il Cuamm operi in Africa e quali siano le sue necessità, per comprendere meglio la realtà di quel Continente, al fine di poter calibrare, come Regione, attraverso la cooperazione internazionale e la cooperazione medica, prevista dal nuovo Piano Socio Sanitario regionale, opportune iniziative per portare avanti un progetto condiviso per la crescita, non solo dell’Etiopia, ma di tutto il continente africano. Credo che l’Africa ci chieda essenzialmente di aiutarla ‘a casa sua’, per far sì che i Paesi africani possano ricevere gli strumenti necessari per poi crescere in modo autonomo sotto l’aspetto socio economico. Ma è necessario mettere a frutto nel migliore dei modi le energie, le risorse e il know out medico e istituzionale di cui possiamo disporre. Ripeto, mentre la Cina si limita a fare investimenti in Africa, come Europa dobbiamo invece portare avanti in modo possibilmente unitario la cooperazione internazionale per aiutare i Paesi africani ‘a casa loro’. Mi hanno in particolare colpito i tanti medici specializzandi che ho visto all’opera, grazie ad accordi stipulati con diverse sedi universitarie italiane, tra cui l’Università degli Studi di Padova e, a livello umano, la forza d’animo, il sorriso costante sulle labbra, la fierezza della popolazione locale, dei molti profughi fuggiti dal Sud Sudan. Ringrazio il Direttore del Cuamm Don Dante e i tanti volontari che lui coordina, che svolgono nel continente africano un lavoro incredibile, preziosissimo, riconosciuto nel mondo, senza sprecare nulla del denaro ricevuto in dono. E’ quindi giusto dare evidenza mediatica alla missione, al viaggio in Etiopia che ci ha regalato un’esperienza davvero unica. Ringrazio quindi il collega Stefano Fracasso che è stato il promotore della missione, spinto dall’esperienza positiva che maturò un anno fa in Uganda. Apprezzo in particolare l’approccio che ha il Cuamm, Medici con l’Africa, nei confronti dei Paesi in cui opera, caratterizzato da uno spirito di collaborazione e di ascolto nei confronti delle autorità locali, senza imporre la propria visione di assistenza ma limitandosi a elargire consigli e formazione, per far crescere a livello locale una cultura sanitaria. Ricordo che a maggio partirà il Treno della Salute, che porterà in tutti i capoluoghi del Veneto l’esperienza e le tante belle attività portate avanti dal Cuamm”.  Il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo: “Il viaggio in Etiopia con il Cuamm è stata una full immersion di tre giorni che ci ha messo a diretto contatto con le esperienze di assistenza sanitaria e con le lodevoli attività che loro stanno portando avanti con forza, determinazione, grande competenza e buona volontà. Restano in mente innanzitutto i volti delle persone che abbiamo incontrato, come gli operatori, Chiara, Gaetano, Filippo, e tutti gli altri giovani medici specializzandi che si stanno dedicando a questa bella opera umanitaria. Ma ricordo anche i volti dei bambini, delle mamme, dei giovani che, in situazioni di grande difficoltà, stanno faticosamente cercando il proprio futuro. Ed è proprio di questa ricerca di un futuro migliore che deve farsi carico innanzitutto le Istituzioni europee e poi anche la Regione Veneto, per dare un preciso significato e coordinare gli aiuti che l’Europa sta dando all’Africa. E’ tuttavia necessario un maggiore coordinamento tra le attività che vengono realizzate e adottare una strategia condivisa con le realtà locali, quindi l’Unione Africana e i singoli Stati dell’Africa, affinché l’esplosione demografica in atto nel Continente africano possa essere governata dall’interno, assieme all’Europa, alla Cina, paese che sta investendo molte risorse in Africa, Turchia e Russia. E’ proprio un efficace coordinamento tra tutti i Paesi coinvolti il segreto per aiutare veramente la popolazione africana ‘a casa loro’, facendo ricorso e valorizzando le loro risorse umane e i territori, per sostenere efficacemente il loro sviluppo”. Stefano Fracasso: “E’ stato un viaggio giustamente faticoso, in quanto abbiamo potuto toccare con mano l’impegno dei numerosi volontari e operatori, ma soprattutto il sacrificio e la fatica della popolazione locale. Credo che sarebbe molto utile, per i consiglieri regionali, a inizio del loro mandato, maturare un’esperienza simile, sicuramente preziosa, come lo è stata per noi, per comprendere le dinamiche, i problemi e le esigenze del continente africano e calibrare così le opportune politiche di intervento. Ci vuole un vero Piano Marshall per l’Africa che, ricordiamo, è la nostra frontiera. Come Regione, stiamo portando avanti tre linee di intervento: la cooperazione sanitaria, che è un obiettivo programmatico previsto dal nuovo Piano Socio Sanitario che abbiamo approvato lo scorso dicembre, la Legge sulla cooperazione internazionale, finanziata e rifinanziata, e l’iniziativa del Treno della Salute, in collaborazione con il Cuamm che, dopo il grande successo dello scorso anno, sarà riproposta dal 2 al 22 maggio. In Etiopia, anche parlando con l’Ambasciatore italiano, ci siamo resi conto che ci sono molte importanti imprese italiane e venete che stanno investendo in quel Paese, e credo che la cooperazione sanitaria debba essere accompagnata da investimenti oculati e programmati. Sicuramente, il Cuamm porta in Africa il nome del Veneto in modo straordinario. Nel viaggio in Etiopia, siamo stati accompagnati dal presidente di Viacqua, Angelo Guzzo, una presenza, la sua, che potrà essere prodromica a future collaborazioni con il Cuamm e la Regione in terra africana”. Manuel Brusco: “La nostra missione è stata on the road, e ci ha aiutati a comprendere bene quali effettivamente siano le reali difficoltà di quei territori, dove non ci sono strade, manca l’acqua potabile e l’elettricità, ma vivono persone di grande dignità. Il mio ringraziamento va ai tanti volontari e cooperanti che lì portano avanti un lavoro straordinario, caratterizzato non solo dai servizi sanitari che vengono garantiti alla popolazione locale, ma anche dall’importante attività di formazione e di educazione. Il mio pensiero giocoforza va in particolare ai volontari e cooperanti che hanno perso la vita nella recente sciagura aerea”. Don Dante Carraro, Direttore Cuamm: “Ci chiamiamo Medici CON l’Africa e non PER, che sa tanto di assistenzialismo e autoreferenzialità, mentre vogliamo portare avanti una cooperazione seria CON l’Africa, assieme alla popolazione e alle autorità locali, costruire e soffrire assieme, nel rispetto reciproco. In questo sta il cuore della nostra Mission, nata nel 1950. Siamo la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizziamo progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo. Siamo impegnati nella formazione, in Italia e in Africa, delle risorse umane dedicate, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell’affermazione del diritto fondamentale della salute per tutti. Ricordo alcuni dati significativi: 1.885 sono le persone inviate nei progetti, 1.100 gli studenti ospitati nel collegio, 232 gli ospedali serviti e 42 i Paesi di intervento. Oggi siamo presenti in Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda, e ci avvaliamo di 2.233 operatori; le nostre attività si sviluppano in 23 ospedali, 64 distretti, per attività di sanità pubblica, assistenza materno- infantile, lotta all’AIDS, tubercolosi e malaria, formazione. Abbiamo tre scuole per infermieri e l’Università Cattolica del Mozambico, a Beira. Ricordo, inoltre, che a livello nazionale e internazionale siamo membri di Medicus Mundi International, la Federazione Internazionale di organismi di cooperazione in campo sanitario. Siamo anche parte di Link 2007, associazione che riunisce undici delle principali Ong italiane. Cerchiamo di lavorare bene, in modo assolutamente trasparente, perché vogliamo rendicontare con chiarezza i risultati prodotti a quanti ci elargiscono donazioni. Credo che ciò sia importante per meritare rispetto e autorevolezza. Solo circa il 4% delle donazioni ricevute viene impiegato per il funzionamento della nostra organizzazione. Vogliamo aiutare l’Africa che ci chiede di poter avere prospettive di futuro in quel continente, ma sarebbe necessaria una più forte e unitaria politica europea di intervento”. “In Etiopia – ha spiegato Don Dante – abbiamo tratto consolazione, forza ed entusiasmo per un’esperienza straordinaria condivisa con il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Ciambetti, il Vicepresidente Pigozzo, i consiglieri Fracasso e Brusco. L’Etiopia è un Paese che ci sta particolarmente a cuore anche per la vicinanza al Mediterraneo; da lì è partito un flusso importante di migranti ed è quindi stato opportuno prendere coscienza e visione della situazione. Abbiamo visitato, tra le diverse località toccate, l’ospedale San Luca di Wolisso, che con i suoi 200 posti letto è punto di riferimento per la popolazione della regione dell’Oromia. Annessa vi è anche una importante Scuola di Formazione per infermieri e ostetriche (in Etiopia vi è solo una ostetrica per 15mila parti). Abbiamo poi visitato il Centro di Salute di Mender e il Campo profughi di Nguenyyiel, nella regione di Gambella, dove stiamo lavorando per fare sì che la popolazione sfollata, circa mezzo milione di persone provenienti dal Sud Sudan, possa accedere a servizi sanitari adeguati e a migliori condizioni di vita”. “Ho particolarmente a cuore – ha concluso Don Dante Carraro – la drammatica condizione che sta vivendo il Mozambico, dove siamo dal 1978, con un milione e mezzo di persone colpite e con un numero di vittime ancora indefinito, a causa del Ciclone Idai. La più colpita è la città di Beira: le comunicazioni sono interrotte, tralicci abbattuti, case scoperchiate. Nell’ospedale cittadino il blocco operatorio è inagibile, come pure la Neonatologia; il Pronto Soccorso è scoperchiato, senza acqua e luce. Sono stati colpiti i posti in cui i nostri volontari lavorano ogni giorno. L’obiettivo primario è garantire, anche in emergenza, le attività dell’ospedale di Beira e dei dieci centri di salute circostanti, perché tutti possano ricevere cure. In seguito, potremo pensare alla ricostruzione, ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Maggiormente colpiti sono stati i quartieri più poveri e nella città inondata, con 70 cm di acqua stabili che stanno rendendo impossibile la vita dei residenti, ora il rischio è che si diffonda un’epidemia di Colera”.

Fonte: www.consiglioveneto.it