News Mare Europeum

Mare Europeum

Ancora nuovi arrivi di profughi ammassati sopra carrette del mare, in direzione delle nostre coste, in balia delle onde che spesso, tragicamente, finiscono per inghiottirle. Una storia che si ripete, inesorabile: altre giovani vite, scampate prima dagli orrori della guerra, sopravvissute poi alla traversata dei deserti africani, annegate infine nella disperazione. Vite che pesano sulla coscienza di tutti.

L’operazione “Mare Nostrum” messa in atto allora dal governo Letta e la più recente “Triton” hanno sicuramente ridotto i rischi di naufragio, ma da sole non reggono. La causa prima dell’arrivo di questi profughi va ricercata nelle terre di origine ed è lì che vanno concentrati gli sforzi per azioni umanitarie strutturali, di lungo periodo, se vogliamo “cambiare verso” al fenomeno.

E la questione non può essere affrontata in solitudine dal governo italiano: il tema riguarda l’Europa e richiede uno stretto coordinamento delle politiche estere, della diplomazia e delle forze di polizia di tutti gli stati europei. Se la causa madre dei “viaggi della speranza” sta nelle guerre scoppiate recentemente nell’area nordafricana e mediorientale, è da lì che bisogna partire, per interrompere sul nascere la spirale perversa innescata dai trafficanti di esseri umani, fino agli scafisti dei barconi della morte.

Solo con questo investimento in corresponsabilità, con la volontà politica di uscirne insieme, potremo arrivare a governare il fenomeno, pianificare gli interventi nei paesi di origine, programmare eventuali arrivi di esiliati da accogliere in tutti i paesi europei, con la collaborazione dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. La prospettiva potrà essere quella degli Stati Uniti d’Europa che decidono insieme una strategia di intervento nel Mediterraneo.

Quel mare che è stato la culla di civiltà millenarie non può ridursi a tomba della disperazione. Ora la sfida è aperta, e non è solo politica, ma anche culturale: dal “Mare Nostrum” al “Mare Europeum”.