News Cultura – “Inaugurata a palazzo Ferro-Fini la mostra fotografica ‘L’eredità di Falcone e Borsellino'”
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Cultura – “Inaugurata a palazzo Ferro-Fini la mostra fotografica ‘L’eredità di Falcone e Borsellino'”

(Arv) Venezia 28 nov. 2017 – E’ stata inaugurata oggi, presso la sede del Consiglio regionale del Veneto, a palazzo Ferro Fini, la mostra fotografica ‘L’eredità di Falcone e Borsellino’, realizzata da Ansa in collaborazione con il MIUR e con l’Associazione nazionale Magistrati, promossa in collaborazione con l’’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza’, istituito con L.R. n. 48/2012.

Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha portato i saluti istituzionali sottolineando come “la mafia si combatte, specialmente in Veneto, con l’arma della cultura, inoculando nel tessuto sociale gli anticorpi per arginare e debellare questo fenomeno. Attraverso lo straordinario esempio di Falcone e Borsellino, bisogna spiegare attentamente i pericoli rappresentati da questa organizzazione tentacolare che, purtroppo, sta radicandosi anche in questa Regione, ma che si può assolutamente sconfiggere”. “Si prova una forte emozione nel soffermarsi davanti ai 26 pannelli e alle 150 foto di questa mostra – esordisce il Presidente del Consiglio regionale – nello scoprire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono ancora ben presenti e vivi nella memoria, e come la loro battaglia per la legalità non sia stata fermata dalle bombe che, venticinque anni fa, il 23 maggio e poi il 17 luglio del 1992, segnarono un ulteriore passo della guerra portata dalle organizzazioni mafiose al cuore dello Stato”. “Ma, anziché annichilire le forze democratiche – ricorda Ciambetti – lo scontro frontale voluto da Totò Reina trovò un ostacolo formidabile nella Procura palermitana e nei magistrati inquirenti che non ebbero paura. ‘L’avverto signor giudice. Dopo questo interrogatorio lei diventerà una celebrità. Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto che ha aperto con Cosa nostra non si chiuderà mai. È sempre del parere di interrogarmi?’, chiese Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone facendogli capire come il destino del magistrato sarebbe stato segnato. E, come sapete, Falcone lo interrogò e Buscetta parlò. Risultato: il 29 settembre 1984 vennero spiccati 366 mandati di arresto. Con il maxiprocesso, iniziato il 10 febbraio del 1986 e concluso nell’autunno del 1987, con tempi record ma anche con condanne esemplari, confermate nei primi mesi del 1992 dalla Cassazione, lo Stato aveva dimostrato di poter colpire la Mafia con le armi della legge e della giustizia, in modo trasparente”. “Rendendo omaggio a Falcone e Borsellino con questa mostra – sottolinea il Presidente del Consiglio regionale – ricordiamo tutte le vittime che con il loro sacrificio ci hanno lasciato in eredità il dovere di difendere e promuovere la cultura della Legalità e, con essa, la nostra libertà”. “Grazie all’Ansa che ha curato questa mostra fotografica – conclude Roberto Ciambetti – grazie all’Osservatorio sul crimine che ha voluto questa iniziativa a palazzo Ferro Fini, grazie, infine, a quanti ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per difendere il bene della comunità”.

Il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo: “Stiamo ospitando a palazzo Ferro Fini la mostra fotografica che ricorda le straordinarie figure di Falcone e Borsellino e che intende essere un’occasione di confronto e di approfondimento, di rilancio dell’azione del Consiglio regionale nella lotta alla mafia. Auspico che le scuole del territorio possano venire a visitare questa mostra, anche perché è necessario un cambio di approccio nella lotta alla mafia, porre in essere un’azione non tanto di contrasto fisico, ma soprattutto culturale al fenomeno mafioso, che si combatte con le armi della trasparenza e della legalità. La mafia, anche qui in Veneto, è purtroppo di drammatica attualità, ce lo dimostrano i dati oggettivi in nostro possesso, anche se la percezione del suo radicamento all’interno del nostro tessuto socio – economico è ancora, purtroppo, troppo labile”. “E’ quindi necessario – evidenzia Pigozzo – portare avanti una capillare attività di informazione, di sensibilizzazione, di prevenzione contro la mafia, utilizzando innanzitutto l’arma della cultura. E’, altresì, importante il coinvolgimento delle Istituzioni locali per la promozione di una cultura della legalità e la redazione di un Testo Unico a cui tutte le Regioni possano aderire, mettendo in rete i vari Osservatori regionali. Ed è anche opportuno definire i livelli essenziali di giustizia da promuovere in tutto il territorio nazionale”. “La L.R. n. 48/2012, che ha istituito l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza – conclude Bruno Pigozzo – è stato un importante punto di riferimento per le altre Regioni, ma ha ancora diversi ambiti da realizzare e, in tal senso, va il mio appello alle diverse forze politiche del Consiglio regionale”.

Il dott. Tiziano Granata, componente dell’Osservatorio regionale: “Il fatto che la mostra sia stata allestita dopo la morte di Totò Reina dimostra come ci sia una doverosa continuità nella lotta al fenomeno mafioso che, dati scientifici alla mano, è radicato anche in Veneto. Da noi ha attecchito una mafia finanziaria, più subdola ma altrettanto pericolosa. L’Osservatorio porta avanti un’attività di analisi del fenomeno mafioso relazionando periodicamente alle Autorità competenti e, al contempo, una campagna di educazione alla legalità tra le giovani generazioni. La mafia si deve combattere nelle scuole, ma anche nelle Università, dove si formano i futuri professionisti che dovranno lavorare per debellare la criminalità organizzata e mafiosa”.

Il dott. Bruno Cherchi, Procuratore Capo di Venezia: “Ringrazio il Consiglio regionale per la grande sensibilità dimostrata nell’allestire questa mostra che deve rappresentare, non solo una iniziativa culturale, per ricordare due servitori dello Stato che si sono immolati per la nostra comunità, ma soprattutto assumere un significato propositivo che sia proiettato al futuro della nostra Regione. E’ necessario approfondire e conoscere meglio il fenomeno mafioso, per poi poterlo sconfiggere, una mafia che è in continua evoluzione e che segue i cambiamenti in atto all’interno della nostra società. Qui in Veneto la mafia non ha le stesse caratteristiche di quella siciliana, qui il mafioso non porta la coppola, non uccide, non aggredisce fisicamente, il fenomeno mafioso è penetrato all’interno del tessuto industriale ed economico, è subdolo, quindi più infido e difficile da debellare. Purtroppo, il Ministero della Giustizia, anche per indubbie ragioni storiche, ha sottovalutato la portata del fenomeno mafioso in Veneto ed è pertanto urgente recuperare terreno, passando in fretta dai buoni propositi a fatti concreti, in primis potenziando gli organici degli uffici amministrativi giudiziari e dei magistrati, per rispondere alle attuali esigenze di giustizia in grado di assicurare la legalità”.

L’avvocato Giorgia Pea, presidente della Commissione Cultura e delegata alla Cultura della Città Metropolitana di Venezia: “Porto i saluti del Sindaco Brugnaro e di tutta l’amministrazione comunale di Venezia. Per me è un grande onore essere qui oggi e ricordare i principi che hanno ispirato l’azione di Falcone e Borsellino, principi e valori che ora devono guidare tutti noi cittadini, al di là della carica ricoperta, verso la promozione della cultura della legalità. Perché la mafia è innanzitutto un fenomeno culturale, l’onestà e la legalità sono una questione culturale. La mafia si combatte quindi, anche e soprattutto, investendo nelle giovani generazioni, nelle scuole e nelle Università”.

Fonte: www.consiglioveneto.it