News Ciambetti e Pigozzo sui 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Ciambetti e Pigozzo sui 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

(Arv) Venezia, 10 dic. 2018 – “Ha ragione Papa Bergoglio quando ci invita non solo a celebrare la memoria dell’adozione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ma a riflettere sulla sua attuazione nel mondo globalizzato.” Così il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha salutato l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. “Incontrando i diplomatici – prosegue Ciambetti – Papa Francesco spiegò come: ‘nel corso degli anni l’interpretazione di alcuni diritti è andata progressivamente modificandosi, così da includere una molteplicità di nuovi diritti, non di rado in contrapposizione tra loro’. Proprio questo processo deve essere al centro della nostra riflessione: i valori e i principi non conoscono obsolescenza, muta casomai lo scenario di riferimento che è in continua evoluzione e che pone nuovi interrogativi. Davanti a documento così importante, bisogna evitare le polemiche strumentali come purtroppo invece sta accadendo anche in queste ore e cercare, piuttosto, risposte adeguate alla violazione palese di diritti che dovrebbero essere universalmente garantiti ad iniziare dal principio, ‘tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti’ che non a caso rappresenta il primo articolo della Dichiarazione approvata il 10 dicembre del 1948 e che va sempre letto assieme a quanto prevede l’art.29 che ricorda come ogni individuo non ha solo diritti ma anche precisi doveri verso la comunità tra i quali il rispetto delle leggi”. Alle parole di Ciambetti fa eco Bruno Pigozzo, Vicepresidente dell’assemblea legislativa veneta: “II Presidente Mattarella parla da proposito della promozione dei Diritti umani di imperativo etico a cui lo stato italiano non si sottrae – ha detto Pigozzo. Anche lo Statuto della Regione del Veneto, su questo tema, mi pare inequivocabile: anche per noi è un dovere etico difendere i diritti fondamentali. In queste ore penso a quanto previsto dall’art. 5 e 6 della Dichiarazione universale: ‘Nessuno sarà sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti’ e poi ‘Ognuno ha diritto al riconoscimento della propria personalità giuridica in ogni luogo’. Mi sembra che materia su cui riflettere non manchi in un’era dove le contraddizioni, anche nei Paesi più avanzati, non mancano: pensiamo anche solo alla questione femminile o alle disparità di genere. Ciò che conta è comunque l’impegno a proseguire nella promozione e difesa di una cultura che sappia riassumere, senza ipocrisie, tutti e trenta gli articoli della Dichiarazione approvata il 10 dicembre 1948 alle Nazioni Unite: questi 70 anni che ci separano da quel giorno non hanno fatto invecchiare i valori che quel documento racchiude, valori che hanno permesso a molte nazioni, Italia non ultima, il raggiungimento di un livello di civiltà e benessere mai colto in precedenza.”

Fonte: www.consiglioveneto.it