News Cultura – “A palazzo Ferro Fini, la presentazione del libro ‘Come pesci nell’acqua. Mafia, impresa e politica in Veneto’, di Gianni Belloni e Antonio Vesco”

Cultura – “A palazzo Ferro Fini, la presentazione del libro ‘Come pesci nell’acqua. Mafia, impresa e politica in Veneto’, di Gianni Belloni e Antonio Vesco”

(Arv) Venezia 18 set. 2018 – E’ stato presentato oggi, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, il libro ‘Come pesci nell’acqua. Mafia, impresa e politica in Veneto’, di Gianni Belloni e Antonio Vesco. Il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo, ha introdotto la presentazione portando i saluti “del Presidente Ciambetti e di tutto l’Ufficio di Presidenza. Ringrazio i consiglieri presenti e il professor Guidotto dell’Osservatorio regionale per il contrasto alla criminalità organizzata”. “La Legge Regionale 28 dicembre 2012, n. 48, ‘Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile’ – esordisce Pigozzo – approvata all’unanimità dall’Assemblea Legislativa veneta, sicuramente deve essere ancora sviluppata sotto molteplici punti di vista, ma indubbiamente ha prodotto azioni concrete sul territorio, rivolgendosi in particolare a scuole e imprese, e portando avanti azioni di formazione, informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della criminalità organizzata e mafiosa. Perché è fondamentale conoscere questi fenomeni per poi poterli contrastare con azioni concrete. In quest’ottica, il libro presentato oggi, in questa sede istituzionale, assume una grande importanza, dato che il lavoro fatto dagli autori è prezioso per contribuire alla conoscenza della mafia, e sarà sicuramente attenzionato dall’Osservatorio e dalla Politica, per creare un’economia libera dalle infiltrazioni mafiose, dando spazio allo sviluppo del bene comune”. “Purtroppo, per troppi anni, il pericolo dell’infiltrazione mafiosa in Veneto è stato sottovalutato – continua il Vicepresidente del Consiglio – ma la mafia esiste e questo libro ha il pregio di descrivere in modo oggettivo e rigoroso il fenomeno, al fine di poter sviluppare gli anticorpi democratici per poterlo combattere ed estirpare”. Il capogruppo in Consiglio regionale di Liberi e Uguali, il consigliere Piero Ruzzante: “Innanzitutto voglio ricordare il vile attentato mafioso che ha colpito, nel 1991, un consigliere regionale di Verona, già sindaco di Villafranca Veronese, Graziano Tovo, che si occupava di Cave, ferito gravemente da quattro colpi di pistola, frutto di un atto intimidatorio perpetrato da organizzazioni criminali. Anche per questo, mi impegnerò sempre per promuovere la presentazione di pubblicazioni che affrontino con coraggio il problema dell’infiltrazione mafiosa nella nostra regione. Dobbiamo iniziare a difenderci e a tutelare il nostro territorio. In quest’ottica, apprezzo questo libro soprattutto perché ha un approccio storico, rigoroso e documentale rispetto al fenomeno della criminalità organizzata e mafiosa, ricostruendo il loro sviluppo dagli albori (anni Cinquanta e Sessanta), fino ai giorni nostri. E’ dovere della Politica e delle Istituzioni democratiche battersi per promuovere la sicurezza e la legalità e per sviluppare gli anticorpi democratici, sottraendo il terreno su cui si radica la mafia e l’illegalità in generale. Ma dobbiamo contrastare non solo la mafia e la criminalità organizzata, ma anche lottare contro ogni tipo di ingiustizia e di sfruttamento, penso al lavoro nero, all’evasione fiscale”. “Dobbiamo respingere sia l’assunto che la ‘Mafia non esiste’ sia quello che recita ‘Tutto è mafia’, entrambi falsi – aggiunge il consigliere di LeU – se tra gli anni Settanta e Ottanta la mafia traeva linfa vitale dalla droga, dalla prostituzione e dal gioco d’azzardo, negli ultimi anni si parla giustamente di ‘mafia dei colletti bianchi’, in quanto infiltrata nel sistema creditizio veneto e ciò il libro lo descrive puntualmente. Sicuramente, la L.R. 48/2012 rappresenta una prima importante risposta da parte della Politica, alla quale sono seguiti eventi, premi, manifestazioni, fermenti da parte del mondo associazionistico (penso a Libera, Avviso Pubblico…). Ma la domanda fondamentale a cui rispondere è: come possiamo togliere ai ‘pesci mafiosi’ l’acqua dell’illegalità e promuovere così la cultura della legalità?”. Antonio Vesco, coautore del libro: “Nello scrivere il libro ci siamo innanzitutto confrontati, in modo critico, con le fonti giudiziarie, prodotte dai Magistrati anti mafia per finalità precise, di ordine giudiziario, ma abbiamo anche cercato di indagare quelli che sono i testimoni privilegiati del fenomeno mafioso, ovvero imprenditori, sindacalisti, politici, per comprendere come contrastare le mafie che hanno trovato in Veneto un terreno fertile per via del suo peculiare modello economico, fatto di piccole imprese. La mafia, infatti, ha bisogno di relazionarsi con il mondo delle imprese e si insinua soprattutto nel sistema dei subappalti. L’acqua di cui parla il libro è quella dell’illegalità e la si può togliere presentando un modello nuovo di fare impresa ed economia, una nuova Politica capace di assumere un ruolo di regia nello sviluppo economico del territorio e della società. Sicuramente va studiato con grande attenzione il territorio veneto, usando quale lente di ingrandimento il lavoro, il ‘fare impresa’ e le sue ricadute sullo sviluppo, l’ambiente e la redistribuzione della ricchezza”. Gianni Belloni, coautore del libro: “Abbiamo cercato di approfondire innanzitutto, con un approccio teorico, i tre poli fondamentali: imprese, mafia e Politica, e le modalità di incontro tra questi soggetti, per poi studiare la collocazione geografica e la cronologia dell’infiltrazione mafiosa nel territorio, con tutte le differenziazioni che si palesano. Un lavoro difficile, il nostro, durato sette anni di ricerca rigorosa, ostacolata dal fatto che, almeno all’inizio, il pericolo dell’infiltrazione mafiosa in Veneto è stata sottovalutata. Abbiamo, quindi, fatto quattro focus specifici: l’infiltrazione della ‘Ndrangheta a Verona, con l’incontro tra criminalità organizzata e politica; il caso ASPIDE, un gruppo di camorra che ha lavorato soprattutto a Padova, facendo usura e consulenza alle imprese; un caso di reclutamento, da parte della mafia, di manodopera nell’edilizia, a fine anni Novanta; il ‘caso Mose’, in cui la mafia non ha un ruolo ma sono la Politica e il mondo dell’imprenditoria che hanno messo in piedi un modello di corruzione che ha poi alimentato l’illegalità. La mafia, infatti, non sempre ha un ruolo rilevante. L’acqua dell’illegalità in cui nuotano diversi tipi di pesci, non solo mafiosi, può essere tolta solo con uno scatto in avanti della Politica, che deve tornare a governare i fenomeni”.

Fonte: www.consiglioveneto.it